Grotta dell'Angelo

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Dati di riconoscimento # Gr - 0002

  Nome: Grotta dell'Angelo
  Comune: San Nicandro G.co
  Località: Pennacchio - M.te d'Elio
  Tavola I.G.M.: 156 IV SE
  Latitudine: N 41° 55’ 18.24”
  Longitudine: E 15° 37’ 18.96”
  Quota: m 155 s.l.m.
  Dislivello: +1 m
  Sviluppo totale: m 49

Materiale necessario Materiale necessario

•  Abbigliamento da trekking
•  Casco e lampade di illuminazione

Come arrivare al sito Come arrivare al sito

Da San Nicandro Garganico seguire la SP 41 che conduce a Torre Mileto. Poco prima del km 6, svoltare a destra per seguire le indicazioni per il parco archeologico-ambientale della chiesa di S. Maria di Monte d'Elio.
Dopo circa 3 km s'incontra un incrocio dove occorre proseguire dritto.
Percorsi altri 7 km, si perviene, infine, nei pressi del sentiero attrezzato che in breve porta all'ingresso della grotta.

Pericoli eventuali Pericoli eventuali

•  Piano di calpestio scivoloso
•  Presenza di cunicoli angusti

Immagine dal satellite Immagine dal satellite

Immagine dal satellite

 

 Lo sapevate che ...

... durante la prima esplorazione della grotta fatta dopo una segnalazione alla Sovrintendenza delle Antichità è stato rinvenuto il dente di un piccolo asino selvatico, che è risultato appartenere al genere Equus Hydruntinus, esclusivo del Paleolitico superiore e che è ormai estinto da millenni.

 

 Documenti allegati

PDF  La leggenda della Sciatora

[dott.sa A. NARDELLA]

Grotta dell'Angelo

« in via que pergit ad ipsa Grotta Sancti Angeli »

Gruppo ARGOD

Grado di difficoltà
Grado di difficoltà: 1 

 

 

 

  Introduzione

 

 

Sul Monte d'Elio, in contrada Pennacchio, una grande fenditura, quasi fosse la bocca di un antico drago pietrificato, si contrappone alla sagoma rilucente del lago di Lesina, rivolta verso ovest, lungo una profonda forra che incide il versante occidentale della montagna.
Si tratta della cosiddetta Grotta dell'Angelo, posta a circa 150 m sul livello del mare [fig. 1], che un tempo apparteneva al territorio dell'antico borgo di Devia e che oggi è ufficialmente situata nell'agro della vicina città di San Nicandro Garganico.
Pochi sanno che, tra tutti i luoghi di culto dedicati all'Arcangelo Michele, questa Grotta dell'Angelo è uno dei più importanti del Gargano e dell'intera regione Puglia, dopo il ben noto Santuario di Monte Sant'Angelo e la Grotta di San Michele, della vicina città di Cagnano Varano. Una leggenda religioso–popolare vuole, infatti, che qui l'Arcangelo Michele, diretto a Monte Sant'Angelo, vi si sia fermato per una sosta.
Si tratta, a tutti gli effetti, di un luogo estremamente suggestivo, dove la conformazione della grotta stessa sembra richiamare la testa di un enorme rettile, una sorta di lucertolone o, come anzidetto, di una specie di drago, con la bocca spalancata [fig. 2], il naso ed un solo occhio, chissà, magari ammansito dallo stesso Arcangelo Michele e lasciato, in situ, come guardiano di uno dei luoghi a lui più caro.
Di certo il vasto panorama, ammirabile dalla grotta, è tra i più belli dell'intero promontorio garganico: ad ovest, giusto di fronte alla cavità, una serie di curve e parabole di terra disegnano le forme di specchi d'acqua che sembrano essere separati tra loro, dando così l'impressione di osservare una sorta di bassi fiordi garganici, ma che appartengono ad un unico corpo salmastro, qual è il lago di Lesina; a nord-ovest, agri verdeggianti precedono un lungo litorale dorato che introduce all'azzurrità corale dei flutti armoniosi, come tonalità composte di un'unica voce, il mare Adriatico, che avvolge, verso nord, le forme tanto inconfondibili delle Isole Tremiti [fig. 3], impronte leggendarie di tempi antichi.
Infine, al di sotto della grotta, adiacente alla strada asfaltata, un balconcino di terra battuta permette di osservare due antiche torri d'avvistamento: Torre Mileto [fig. 4], bella e imponente, forte del suo restauro si mostra facilmente agli occhi dell'osservatore; Torre Calarossa, verso est, diroccata e isolata, difficilmente osservabile come fosse essa stessa a nascondersi, un po' per il confronto impari con l'altra torre, un po' forse per rabbia, poiché abbandonata da tutti e dimenticata.

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La sosta di un angelo guerriero

Fig. 1: la sosta di un angelo guerriero.

Il vasto imbocco della grotta

Fig. 2: ampia caverna di ingresso.

Veduta delle Isole Tremiti

Fig. 3: veduta delle Isole Tremiti.

 

 

 

  Descrizione della grotta

 

 

Panorama di Torre Mileto

Fig. 4: panorama di Torre Mileto.

Ripido sentiero che conduce alla grotta

Fig. 5: ripido sentiero attrezzato.

Resti murari medievali

Fig. 6: resti murari all'ingresso.

Camera principale della grotta

Fig. 7: camera principale della grotta.

Angusto cunicolo ad est

Fig. 8: angusto cunicolo ad est.

Terminato il sentiero attrezzato [fig. 5] che conduce alla grotta, il visitatore si ritrova davanti ad un ingresso molto ampio; sulla destra enormi massi testimoniano un'antica frana, mentre giusto all'imbocco della cavità sono presenti i resti di un muro in pietra [fig. 6] eretto nel medioevo, quando la grotta fu deputata a luogo di culto, probabilmente per sostenere un cancello.
 
L'interno si presenta di forma abbastanza regolare, con un ambiente iniziale lungo circa una ventina di metri [fig. 7], al termine del quale si incontra un trivio.

Pianta della Grotta dell'Angelo

 
Ad est, frontalmente [fig. 8], ed a sud, sulla destra [fig. 9], la cavità, in breve, termina con alcuni angusti cunicoli, mentre verso nord, sulla sinistra [fig. 10], è possibile percorrere una galleria di dimensioni più modeste, che si sviluppa, in modo regolare, per un'altra quindicina di metri dove, attraverso uno stretto passaggio, si conclude il percorso in una piccola camera situata più a lato [figg. 11-12].
È interessante notare, proprio nel punto in cui la galleria principale si divide, un'antica cisterna [fig. 13], sulla destra, probabilmente adibita alla raccolta delle acque stillanti dalla roccia. La presenza dell'acqua è un elemento ricorrente e molto importante nel culto dell'Arcangelo Michele. I fedeli ritenevano miracolosa per la vista l'acqua originata dallo stillicidio continuo. Essi, infatti, intingevano le dita nel sacro liquido e si bagnavano gli occhi.
 
La Grotta dell'Angelo risulta menzionata, allo stato attuale della documentazione, sin dal 1043. In tale data venne rogato un atto di compravendita di un appezzamento di terra, sito lungo una «via que pergit ad ipsa Grotta Sancti Angeli». Alcuni anni dopo, nel testo di una donazione rogata a Devia nel marzo del 1054, viene menzionato un certo percorso «per ipsam viam de grutta et ecclesia Sancti Michaelis archangeli» o, più semplicemente, «in ipsa via Sancti Angeli», mentre tra le quattro chiese, sempre in territorio di Devia, confermate da papa Alessandro III al monastero di S. Maria di Tremiti, troviamo anche S.  Angelo de Rocca. Per lungo tempo è perdurato un sacro culto dell'angelo guerriero e, fino a non molto tempo fa, vi era una statuetta di San Michele posta su una sporgenza rocciosa della caverna.
Va qui ricordato, inoltre, che il culto micaelico, originariamente, fu essenzialmente naturale e ristoratore, e che solo dopo essere giunto a Siponto, a contatto con i Longobardi, accentuò quelle caratteristiche di culto guerriero, presentando l'Arcangelo Michele come capo delle milizie celesti, nemico del drago.

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  Testimonianze archeologiche

 

 

Tutta la zona del Monte d'Elio presenta tracce di antiche popolazioni che fin dal Paleolitico abitavano queste contrade.
Fu il valente studioso Squinabol a trovare sul pendio, verso la Torre Calarossa, antichi resti umani. Un cranio umano, interpretato come neandertaloide, venne successivamente ritenuto meno antico dal prof. Masali dell'Istituto di Antropologia dell'Università di Torino, che lo collocò in un periodo forse posteriore al Paleolitico. Lo stesso Squinabol eseguì numerosi altri scavi nell'agro di San Nicandro Garganico, come nelle contrade di Pian della Macina, di Calarossa e in quella di S. Andrea, rinvenendo così, in diverse antiche tombe, numeroso materiale osteologico, depositato in seguito nel Museo di Antropologia di Torino. Purtroppo di questi reperti si hanno scarse notizie e non sempre attendibili.
Il Rellini, che visitò la Grotta dell'Angelo già negli anni '30, notò tracce di capanne, forse eneolitiche, nel fondo di Nicola Palma, nella contrada Perazzola e, nello stesso tempo, rinvenne strumenti di selce e un mazzuolo di pietra levigata. Venne anche fuori una necropoli di età ellenistica, nel fondo di Nicola Murano, detto Giacchetta. Nei pressi, infatti, notò una grotta con un loculo incavato nella parete e davanti all'entrata portò alla luce un solco lungo una ventina di metri, con numerosi scheletri depositati in fila.
Nella Grotta dell'Angelo, a partire dal 1967-1968, vennero condotti scavi sistematici eseguiti sotto la direzione di Mara Guerri, dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze, che hanno portato ad individuare un livello con vari strumenti litici del tipo gravettiano, risalenti al Paleolitico superiore.
Sopra questo strato, compreso fra m 1.50 e 2.60 di profondità, sono stati individuati reperti dell'età del Bronzo, molto simili a quelli rinvenuti sul pianoro sovrastante la grotta ed in altre località vicine. Un raschiatoio di selce rinvenuto incrostato sulla parete, a circa m 1.60 dall'attuale piano di calpestio, indica come la grotta sia stata sterrata, probabilmente per adibirla ad un uso cultuale precedente a quello di S. Michele.
Più in superficie, sopra i livelli preistorici, strati di epoche dauna, romana e medievale custodivano tavelloni, ceramiche a vernice nera e dello stile di Gnathia, qualche frammento di ceramica sigillata di età imperiale, un pezzo di colonnina con un'incisione a forma di palma stilizzata, di età tardo-antica, e tre tombe altomedievali, orientate sull'asse est-ovest, coperte da lastroni calcarei disposti ad embrice.
Sulla parete destra, a circa 5 m dall'ingresso della grotta e all'altezza di circa m 3.40 dal piano di calpestio attuale, si possono osservare alcune forme geometriche parietali che sono profondamente incise nella roccia calcarea e che richiamano analoghe manifestazioni a scopo rituale e magico, praticate dalle genti paleolitiche della cultura romanelliana. La prima incisione è rappresentata da tre coppelle, a formare una sorta di motivo serpeggiante [fig. 14], mentre la seconda incisione parietale, a circa 80 cm dalla prima, verso l'interno della caverna, è composta da tre tratti rettilinei leggermente convergenti verso il basso [fig. 15].

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Breve corridoio a sud

Fig. 9: breve corridoio a sud.

Concrezioni nella galleria nord

Fig. 10: concrezioni nella galleria nord.

Stalattiti nella saletta a nord

Fig. 11: stalattiti nella saletta a nord.

Pipistrello ferro di cavallo

Fig. 12: pipistrello ferro di cavallo.

 

 

 

  Miti e leggende

 

 

Antica cisterna di raccolta

Fig. 13: antica cisterna di raccolta.

Incisione parietale a coppelle

Fig. 14: incisione parietale a coppelle.

Incisione a tratti rettilinei convergenti

Fig. 15: tratti rettilinei convergenti.

Uno dei grandi enigmi con cui la speleologia ha a che fare, nella sua multiforme ricerca, che non si esaurisce soltanto nell'ambito delle scienze naturali, ma si espande a comprendere anche l'antropologia, è il mutamento, durante il cammino della civiltà umana, del rapporto tra l'uomo e il mondo sotterraneo.
A seconda dei periodi storici, le grotte vengono temute, ignorate oppure considerate in termini pratici o spirituali.
Rarissimi, però, sono i luoghi dove si può seguire tale rapporto uomo-grotta in modo lineare, dalla preistoria ai nostri giorni, e uno di questi è la Grotta dell'Angelo.
Tante storie, da questo luogo suggestivo e magico, si sono generate e alimentate nei secoli, come fosse una sorta di porta dimensionale in grado di mettere in contatto l'essere umano con un mondo popolato da draghi, diavoli, fate, gnomi e folletti dispettosi. Boschi, grotte e dirupi scoscesi diventavano, così, dimora di esseri leggendari, favolosi e terrificanti al tempo stesso.
La stessa figura dell'Arcangelo Michele, venerato per secoli in questa grotta, rappresenta simbolicamente la necessità, tutta cristiana, di imbrigliare queste energie che Madre Natura ha sempre scatenato nell'immaginario collettivo dell'uomo. Infatti, il drago trafitto dalla lancia del santo, è una creazione tutta garganica.
Questo animale leggendario rappresenta quella entità affascinante e terribile che è espressione delle forze occulte della natura, ma anche di quelle spirituali; rappresenta le energie telluriche che scaturiscono dalle viscere della terra e le forze del campo eterico che discendono dal cielo. È questa doppia natura terra-cielo che eleva il drago a custode di queste forze nascoste.
E tante storie i nostri nonni ci hanno raccontato su briganti, acque miracolose, antichi riti pagani e tesori proibiti.
Una di queste, riguardante anche la nostra Grotta dell'Angelo, è la leggenda della Sciatora [vedi allegato].
Essa narra di un antico e favoloso tesoro nascosto che solo un folletto, lo Scazzamurredde, poteva far trovare, comparendo al prescelto in sogno e dando le indicazioni precise per poterlo recuperare.
Ci si recava sul luogo indicato e si portava con sé un bambino in fasce, che si appoggiava a terra. L'uomo cominciava a scavare con tutte le sue forze, ma il ritrovamento del tesoro era purtroppo legato ad una gara tremenda e terribile contro il tempo, che aveva come fulcro il neonato, perché man mano che l'uomo scavava, il bambino sempre più si inabissava nella terra.
Si narra di un padre che, arrivato ad un millimetro dal forziere che conteneva il tesoro, dato uno sguardo al figlioletto, si accorse che, del pargolo, rimanevano ormai in superficie solo i capelli.
L'uomo emise un grido di dolore e di spavento, buttò via la zappa e si precipitò sul figlio, giusto in tempo per strapparlo all'interramento. Nello stesso istante, la terra inghiottì il tesoro.

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  Bibliografia e link utili

 

 

 
•  AA. VV., Il Gargano tra medioevo ed età moderna, a cura di P. Corsi [Biblioteca Minima di Capitanata 9], Quaderni del Sud,       San Marco in Lamis 1995
•  AA. VV., Pellegrinaggi, pellegrini e santuari sul Gargano, a cura di P. Corsi [Biblioteca Minima di Capitanata 28], Quaderni       del Sud, San Marco in Lamis 1999
•  AA. VV., Spelaion 2003, a cura di A. Wagensommer, Atti del Raduno Nazionale di Speleologia, Edizioni del Parco, Monte       Sant'Angelo 2004
•  CRISTINO G., San Nicandro Garganico ed il suo territorio, Tesi di laurea, Dattiloscritto, 1970, pp. 148-154
•  FUSILLI C., Grotte del Gargano, Edizioni del Parco, Monte Sant'Angelo 2002, pp. 153-154 e pp. 190-191
•  GAETA A., Fascino di storia sulla rupe garganica, Tipolitografia Irpina, Lioni 1980, p. 30
•  GOBETTI A., L'Italia in grotta. Guida alle più belle grotte d'Italia, Gremese Editore, Roma 1991, pp. 129-132
•  LORDI E., S. Nicandro. Ieri e Oggi, Gioiosa Editrice, San Nicandro Garganico 1995
•  MAZZEI M., TUNZI A. M., Gargano antico. Testimonianze archeologiche dalla Preistoria al Tardoantico, Claudio Grenzi Editore,       Foggia 2005
•  PALMA DI CESNOLA A., Il popolamento del Gargano dal paleolitico alla fine dell'eneolitico, Atti I Conc. Interdistr. Scol. del       Gargano, Edizioni Levante, Bari 1984, p. 26
•  RUSSI V., Il territorio di San Nicandro Garganico dalla preistoria al medioevo, Atti II Conc. Interdistr. Scol. del Gargano,       Edizioni Levante, Bari 1985, pp. 35-50
•  RUSSI V., La Grotta dell'Angelo, in «Il Gargano», Carpino, Ottobre 1967, p. 3

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